04/12/2009
La corioretinopatia sierosa centrale č una malattia da non trascurare ma curabilissima!
Questa è una breve nota informativa rivolta a chi è affetto da corioretinopatia sierosa centrale (CSC).
La CSC è una malattia della retina non grave ma che può preoccupare molto chi ne è affetto; anche perchè di solito colpisce persone ansiose e facili allo stress (personalità di tipo A). La malattia predilige i maschi di età fra i 30 e i 50 anni. Quando si riscontra nelle donne è di solito conseguente a terapie cortisoniche o a condizioni che comportino un aumento del cortisolo ematico (gravidanza, malattia di Cushing). Chi è affetto da CSC deve sapere che l’assunzione di cortisone (in compresse, fiale, spray nasale, pomate ecc.) può aggravare la malattia oppure favorirne la recidiva.
Nella CSC una raccolta di fluido compare al di sotto della porzione centrale della retina (macula) senza che vi siano malattie corioretiniche associate. Il fluido proviene da vasi congesti della coroide e passa al di sotto della retina attraverso lesioni dell’epitelio pigmentato retinico (uno strato compatto di cellule che separa la retina dalla coroide sottostante). La sintomatologia consiste in visione appannata, presenza di macchia centrale, distorsione delle immagini. La malattia può risolversi spontaneamente nell’arco di 2-4 mesi con completo recupero visivo. Può però recidivare (in circa il 50% dei casi) e diventare cronica. In questo caso, col protrarsi del distacco sieroso maculare si instaurano alterazioni degenerative irreversibili a carico dei fotorecettori maculari, con conseguente definitiva riduzione visiva.
La fluorangiografia è l’esame classico che consente di evidenziare le lesioni dell’epitelio pigmentato retinico attraverso le quali il liquido passa dalla coroide nello spazio sottoretinico. L’angiografia con verde di indocianina è un esame angiografico che utilizza un colorante diverso e che evidenzia invece le aree di congestione e essudazione della coroide da cui ha origine il liquido. Negli anni recenti sono state introdotte due nuove metodiche di esame del fondo oculare che si sono dimostrate di notevole utilità nella valutazione clinica dei pazienti con CSC. Sono l’OCT e la retinografia in autofluorescenza, esami entrambi non invasivi e semplici da eseguire.
Con l’OCT si rileva in modo obiettivo e misurabile il sollevamento retinico maculare, anche in caso di distacco minimo (forme croniche) non apprezzabile all'osservazione diretta del fondo oculare. L’OCT è un esame accurato e da solo sufficiente per monitorare l’evoluzione spontanea di un episodio di CSC. Con le strumentazioni di ultima generazione si ottengono in vivo immagini di sezioni della retina maculare di qualità quasi istologica. Si rendono evidenti quelle alterazioni strutturali (alterazioni degenerative e atrofia dei fotorecettori, degenerazione cistoide) a cui va incontro la retina col cronicizzare della malattia.
OCT in caso di CSC cronica
La retinografia in autofluorescenza sfrutta le proprietà fluorescenti di un indicatore metabolico, la lipofuscina, contenuto nell’epitelio pigmentato retinico. Con questo esame, che non ha bisogno dell’iniezione di coloranti, si ottengono immagini del fondo oculare che mostrano chiaramente le condizioni di salute del complesso epitelio pigmentato/fotorecettori retinici. Risultano così evidenti l’entità e l’estensione dei danni retinici prodotti dalla CSC. OCT e retinografia in autofluorescenza danno quindi informazioni importanti sullo stato della malattia e sulle condizioni della retina. Queste informazioni sono utili per la diagnosi, per la decisione di trattamento e per valutazioni di tipo prognostico.
Autofluorescenza
Nessun trattamento medico si è dimostrato finora utile per la CSC. La fotocoagulazione laser diretta del punto di perdita a livello dell’epitelio pigmentato retinico è in grado di risolvere la fase acuta della malattia. Considerando la possibilità di risoluzione spontanea il trattamento laser dovrebbe essere eseguito nei seguenti casi: 1) persistenza di distacco maculare dopo 2-4 mesi; 2) progressivo peggioramento visivo; 3) lesione da trattare abbastanza distante dal centro maculare; 4) episodi ricorrenti; 5) variante grave di CSC. La fotocoagulazione laser ha dei limiti nelle forme croniche di CSC in cui il fluido proviene da zone mal definite di scompenso dell’epitelio pigmentato retinico. In queste forme trova applicazione la terapia fotodinamica (iniezione in vena di sostanza fotosensibilizzante + applicazione di laser freddo). Le modalità di trattamento “light” con cui questa terapia viene attualmente applicata la rendono molto sicura oltre che efficace. La terapia fotodinamica si esegue con la guida dell'angiografia con verde di indocianina ed è mirata a risolvere la congestione e l’iperpermeabilità delle aree della coroide da cui proviene l’essudazione sottoretinica. Con tale trattamento si ottiene una durevole o definitiva risoluzione della malattia.
OCT dopo terapia fotodinamica
I risultati visivi che si ottengono dopo il trattamento, sia con laser che con terapia fotodinamica, dipendono dalla durata della malattia: cioè dallo stato più o meno protratto di sofferenza della retina maculare. E’ perciò opportuno non ritardare il trattamento in caso di mancata guarigione spontanea.
La CSC in definitiva è una malattia che attualmente può essere facilmente diagnosticata e curata in modo efficace praticamente in tutti i casi. Le gravi perdite visive che ancora si osservano in alcuni pazienti sono solo da imputare al non ricorso alle opportune terapie.
Felice Cardillo Piccolino