28/02/2010
OCT e Autofluorescenza per l’esame della macula
Felice Cardillo Piccolino
Il vecchio detto “un’immagine è meglio di mille parole” è particolarmente vero quando ci riferiamo alle immagini diagnostiche della retina di cui oggi possiamo disporre. Oltre 40 anni fa la fluorangiografia ha cambiato in modo rivoluzionario l’esame della retina, e tuttora questa indagine rimane un esame fondamentale per molte malattie del fondo oculare. Negli anni recenti la tecnologia dell’OCT, soprattutto quella di ultima generazione (Spectral Domain), ha portato una nuova rivoluzione nella diagnostica della retina e delle malattie della macula in particolare.
L’OCT è un esame non invasivo, semplice e rapido, che con i nuovi strumenti ci permette di ottenere in vivo sezioni della retina di qualità quasi istologica. Le immagini dell’OCT ci danno informazioni sulle condizioni anatomiche della retina di grande importanza clinica in moltissime malattie retiniche e maculopatie. Tra l’altro possiamo rilevare se esistono membrane epiretiniche e trazioni vitreoretiniche (pucker maculare), se esiste un foro maculare, se c’è edema maculare (retinopatia diabetica, trombosi venosa retinica, telangectasie, uveiti, edema maculare post intervento di cataratta), se la retina maculare è distaccata con liquido sottoretinico (degenerazione maculare e altre maculopatie neovascolari, corioretinopatia sierosa centrale), se lo strato dei fotorecettori è ancora integro o atrofico. In tutte queste situazioni l’OCT rappresenta un’esame irrinunciabile per seguire l’evoluzione delle lesioni e per valutare gli effetti di una eventuale terapia. Per i tanti pazienti con maculopatia neovascolare che oggi vengono trattati con iniezioni intravitreali di farmaci anti-VEGF, l’OCT è l’esame più attendibile per valutare l’attività della malattia e l’opportunità o menodi un nuovo intervento.
OCT in caso di corioretinopatia sierosa centrale
L’esame dell’autofluorescenza è una metodica di “imaging” del fondo oculare ancora più recente, che ha ulteriormente allargato le possibilità di studio clinico delle patologie retiniche e maculari. Anche questo è un esame non invasivo, semplice e rapido. Si basa sulla rilevazione della fluorescenza spontanea emessa dalla lipofuscina (un detrito cellulare che si accumula nell’epitelio pigmentato retinco con l’invecchiamento e in varie condizioni patologiche) quando viene irradiata con luce di particolare lunghezza d’onda. Si ottiene un’immagine della retina in cui si possono leggere le condizioni funzionali di epitelio pigmentato retinico e fotorecettori. In particolare l’esame dell’autofluorescenza del fondo è diventato di grande rilevanza clinica nella degenerazione maculare secca (informazioni prognostiche e monitoraggio dell’atrofia geografica), nelle distrofie maculari eredofamiliari (diagnosi differenziale), nella corioretinopatia sierosa centrale (estensione del danno retinico). Le potenzialità cliniche dell’esame di autofluorescenza del fondo non sono state ancora completamente esplorate.
Autofluorescenza in caso di corioretinopatia sierosa centrale cronica
Oggi con l’OCT ed l’autofluorescenza l’oculista può evidenziare e analizzare nel fondo dell’occhio lesioni che fino a qualche anno fa era inpossibile vedere. L’introduzione di questi due esami ha notevolmente migliorato i risultati terapeutici in molti pazienti affetti da maculopatia.