La retinite pigmentosa (RP) comprende un gruppo eterogeneo di malattie ereditarie della retina caratterizzate da progressiva degenerazione dei fotorecettori retinici (coni e bastoncelli). Inizialmente sono colpiti soprattutto i bastoncelli, più numerosi nella periferia della retina e responsabili della visione a bassa illuminazione dell'ambiente. Di conseguenza i primi disturbi ad insorgere si manifestano con difficoltà a vedere gli oggetti di notte. Con l'aggravarsi della malattia, alla difficoltà di adattamento al buio si aggiungono le alterazioni del campo visivo che si fanno evidenti anche in condizioni di luce diurna.
Il quadro clinico evolve verso la progressiva atrofia del complesso fotorecettori – epitelio pigmentato retinico coriocapillare nell'area retinica periferica e maculare, verso il pallore del disco ottico, il restringimento dei vasi arteriosi e l'accumulo di pigmento intraretinico (aspetto a "spicole ossee").
La RP si può manifestare in forma tipica o atipica oppure essere
associata ad una malattia sistemica. L’ereditarietà può essere autosomica, dominante
o recessiva, e X-linked.
Nella forma tipica la visione centrale può rimanere buona per lunghi periodi
di tempo. In genere la forma autosomica dominante ha decorso più lento e tende
a conservare più a lungo una miglior funzione visiva centrale ed un miglior
campo visivo periferico.
La forma recessiva X-linked, invece, va incontro con maggior frequenza e più
precocemente (intorno ai 35 anni di età) a danno visivo centrale e a grave perdita
di campo visivo.
Nella RP è importante esaminare anche il ruolo di altri fattori, che possono
aggiungersi ad aggravare il danno visivo, quali la cataratta (sottocapsulare
posteriore), l'edema maculare cistoide e la sindrome dell'interfaccia vitreoretinica.
Possono essere presenti drusen del nervo ottico.
Gli esami diagnostici principali sono la perimetria e l'elettroretinogramma
(ERG). La macula deve essere esaminata con Tomografia a coerenza ottica, soprattutto
per monitorare l'edema maculare cistoide quando è presente e la progressione
di un'eventuale membrana epiretinica.
Berson ha trovato che nella RP ogni anno viene perso circa il 4,6% del Campo
visivo rimanente, mentre Massof e Finkelstein hanno dimostrato che il Campo
Visivo nella maggioranza delle forme di RP si contrae del 50% in 5 anni e l'ampiezza
dell'ERG si riduce in media di circa il 16-18% per anno.
Negli studi sull'ERG si sono individuate due alterazioni principali: la forma
bastoncelli-coni (Rod-Cone, R-C) in cui è maggiormente alterata la risposta
dei bastoncelli e clinicamente prevalgono i disturbi della visione notturna
e periferica con buona conservazione della visione centrale e la forma coni-bastoncelli
(Cone-Rod ,C-R) che caratterizza il quadro opposto.
I test psicofisici ed elettrofisiologici sono alterati anche dopo adattamento
prolungato al buio. In condizioni normali il tempo di emirigenerazione dei pigmenti
visivi è per i coni di 55 secondi e per i bastoncelli di 3,5 minuti.
Nella Enhanced-S-Cone Sindrome, forma atipica di RP, esiste un'ipersensibilità
dei Coni S ( blu): il tracciato dell'ERG è più ampio con stimoli di luce blu
rispetto a quello con luce di lunghezza d'onda maggiore.
Nella forma recessiva X-linked le femmine portatrici possono presentare un ampio
spettro di alterazioni cliniche variante da casi con aspetto normale della retina
ad altri con lesioni simili a quelle della RP nell'area parafoveale. Nel 95%
esse presentano un'anomaliadell'ERG consistente nell'aumento del tempo di latenza
dell'onda b dei coni o nella riduzione di ampiezza dell'onda scotopica (Berson).
Genetica molecolare.
L'uso sempre più perfezionato delle "sonde geniche" consente
di analizzare i vari polimorfismi del DNA.
Allo stato attuale della conoscenza vi sono almeno 11 cromosomi con 20 loci
differenti già mappati. Nella forma Autosomica Dominante vi sono oltre 70 diverse
mutazioni solo nel gene della Rodopsina. Sono stati identificati tre loci sul
cromosoma X e quattro geni per la forma Recessiva.
Con il metodo del "gene candidato" sono state identificate mutazioni nel gene
della rodopsina e della periferina/RDS, nei geni della guanosinmonofosfato ciclico
(GMP-c) fosfodiesterasi dei bastoncelli e nei geni della membrana del segmento
esterno dei fotorecettori (ROM-1).
Esiste anche una trasmissione definita Di genica nella RP, nella quale per l'espressione
della malattia sono necessarie due mutazioni diverse in due geni non legati.
Inoltre una mutazione può coinvolgere il DNA mitocondriale ,come nella Sindrome
di Kearns-Sayre.
Nella RP vi è un’ampia eterogeneità genetica per cui più mutazioni geniche possono
condurre a forme fenotipiche simili ed una ancor maggiore eterogeneità fenotipica
per cui ad una singola mutazione genica possono corrispondere forme cliniche
diverse.
Terapia.
Si possono considerare diversi approcci terapeutici alla
RP nell'uomo e nei modelli animali.
La somministrazione di elevate dosi di Vit.A (oltre 25.000 U.I. al giorno) per
periodi prolungati si è dimostrata efficace nel ritardare la progressione della
malattia nell'uomo, ma è necessario considerare il rischio di danno epatico
che ciò comporta. L'acido Docosaexanoico (DHA) ha dimostrato un benefico effetto
nelle formeX-linked.
L'approccio chirurgico per l'edema maculare cistoide prevede l'iniezione intravitreale
di triamcinolone acetonide (0,1 ml di sostanza allo 0,4%), mentre in casi selezionati
la vitrectomia via parsplana ha dimostrato un effetto favorevole sull'edema.
Diversi tentativi sono stati fatti per trapiantare la retina
e l'epitelio pigmentato. Nell'uomo si è iniettata retina fetale con il suo epitelio
pigmentato nello spazio sottoretinico subfoveale,dopo tipizzazione del tessuto
e controlli della istocompatibilità. Si è ottenuta la sopravvivenza del tessuto
a 1 anno, senza segni di rigetto e con miglioramento della funzione visiva centrale.
Nei modelli animali hanno prevalso gli studi di terapia genica. Mediante l'iniezione
nello spazio sottoretinico di "vettori genici" costituiti da Lentivirus o Adenovirus
si sono ottenuti la correzione di alterazioni metaboliche dell'epitelio pigmentato
retinico, il rallentamento della perdita di fotorecettori ed il mantenimento
della funzionalità retinica per diversi mesi.
Inoltre l'iniezione nello spazio sottoretinico di cellule staminali autologhe
derivate dal midollo osseo ha frenato al perdita di fotorecettori (soprattutto
i coni).
Nel campo dei sistemi artificiali per il recupero della visione
sono stati creati microchips o da impiantare nella corteccia visiva, o per stimolare
il nervo ottico o da inserire a livello retinico.
Nella retina artificiale un microchip viene inserito nello spazio epiretinico
e collegato ad una telecamera esterna oppure viene impiantato nello spazio sottoretinico.
I risultati di questi studi pilota indicano che la stimolazione delle retina
tramite microchip produce potenziali elettrici corticali.Le occlusioni venose
retiniche costituiscono un gruppo di malattie vascolari retiniche piuttosto
comuni che sono in grado di determinare un severo deterioramento della funzione
visiva. Mediante la medesima definizione di occlusioni venose retiniche ci si
riferisce in realtà ad un gruppo eterogenee di affezioni che presentano patogenesi,
aspetti clinici, decorso e complicanze diverse. In generale il danno funzionale
è principalmente legato allo sviluppo di edema maculare (EM),
maculopatia ischemica, o emorragie vitreali secondarie a neovascolarizzazioni
retiniche o papillari.
La patogenesi dell'EM secondario ad occlusione venosa retinica dipende dagli
effetti combinati di diversi fattori quali: rottura della barriera emato-retinica,
aderenza vitreo-maculare e sviluppo di membrane epiretiniche.