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Retinite pigmentosa
Davidina Ghiglione

La retinite pigmentosa (RP) comprende un gruppo eterogeneo di malattie ereditarie della retina caratterizzate da progressiva degenerazione dei fotorecettori retinici (coni e bastoncelli). Inizialmente sono colpiti soprattutto i bastoncelli, più numerosi nella periferia della retina e responsabili della visione a bassa illuminazione dell'ambiente. Di conseguenza i primi disturbi ad insorgere si manifestano con difficoltà a vedere gli oggetti di notte. Con l'aggravarsi della malattia, alla difficoltà di adattamento al buio si aggiungono le alterazioni del campo visivo che si fanno evidenti anche in condizioni di luce diurna.

Il quadro clinico evolve verso la progressiva atrofia del complesso fotorecettori – epitelio pigmentato retinico coriocapillare nell'area retinica periferica e maculare, verso il pallore del disco ottico, il restringimento dei vasi arteriosi e l'accumulo di pigmento intraretinico (aspetto a "spicole ossee").

La RP si può manifestare in forma tipica o atipica oppure essere associata ad una malattia sistemica. L’ereditarietà può essere autosomica, dominante o recessiva, e X-linked.
Nella forma tipica la visione centrale può rimanere buona per lunghi periodi di tempo. In genere la forma autosomica dominante ha decorso più lento e tende a conservare più a lungo una miglior funzione visiva centrale ed un miglior campo visivo periferico.
La forma recessiva X-linked, invece, va incontro con maggior frequenza e più precocemente (intorno ai 35 anni di età) a danno visivo centrale e a grave perdita di campo visivo.
Nella RP è importante esaminare anche il ruolo di altri fattori, che possono aggiungersi ad aggravare il danno visivo, quali la cataratta (sottocapsulare posteriore), l'edema maculare cistoide e la sindrome dell'interfaccia vitreoretinica.
Possono essere presenti drusen del nervo ottico.

Gli esami diagnostici principali sono la perimetria e l'elettroretinogramma (ERG). La macula deve essere esaminata con Tomografia a coerenza ottica, soprattutto per monitorare l'edema maculare cistoide quando è presente e la progressione di un'eventuale membrana epiretinica.
Berson ha trovato che nella RP ogni anno viene perso circa il 4,6% del Campo visivo rimanente, mentre Massof e Finkelstein hanno dimostrato che il Campo Visivo nella maggioranza delle forme di RP si contrae del 50% in 5 anni e l'ampiezza dell'ERG si riduce in media di circa il 16-18% per anno.
Negli studi sull'ERG si sono individuate due alterazioni principali: la forma bastoncelli-coni (Rod-Cone, R-C) in cui è maggiormente alterata la risposta dei bastoncelli e clinicamente prevalgono i disturbi della visione notturna e periferica con buona conservazione della visione centrale e la forma coni-bastoncelli (Cone-Rod ,C-R) che caratterizza il quadro opposto.
I test psicofisici ed elettrofisiologici sono alterati anche dopo adattamento prolungato al buio. In condizioni normali il tempo di emirigenerazione dei pigmenti visivi è per i coni di 55 secondi e per i bastoncelli di 3,5 minuti.
Nella Enhanced-S-Cone Sindrome, forma atipica di RP, esiste un'ipersensibilità dei Coni S ( blu): il tracciato dell'ERG è più ampio con stimoli di luce blu rispetto a quello con luce di lunghezza d'onda maggiore.
Nella forma recessiva X-linked le femmine portatrici possono presentare un ampio spettro di alterazioni cliniche variante da casi con aspetto normale della retina ad altri con lesioni simili a quelle della RP nell'area parafoveale. Nel 95% esse presentano un'anomaliadell'ERG consistente nell'aumento del tempo di latenza dell'onda b dei coni o nella riduzione di ampiezza dell'onda scotopica (Berson).

Genetica molecolare.
L'uso sempre più perfezionato delle "sonde geniche" consente di analizzare i vari polimorfismi del DNA.
Allo stato attuale della conoscenza vi sono almeno 11 cromosomi con 20 loci differenti già mappati. Nella forma Autosomica Dominante vi sono oltre 70 diverse mutazioni solo nel gene della Rodopsina. Sono stati identificati tre loci sul cromosoma X e quattro geni per la forma Recessiva.
Con il metodo del "gene candidato" sono state identificate mutazioni nel gene della rodopsina e della periferina/RDS, nei geni della guanosinmonofosfato ciclico (GMP-c) fosfodiesterasi dei bastoncelli e nei geni della membrana del segmento esterno dei fotorecettori (ROM-1).
Esiste anche una trasmissione definita Di genica nella RP, nella quale per l'espressione della malattia sono necessarie due mutazioni diverse in due geni non legati.
Inoltre una mutazione può coinvolgere il DNA mitocondriale ,come nella Sindrome di Kearns-Sayre.
Nella RP vi è un’ampia eterogeneità genetica per cui più mutazioni geniche possono condurre a forme fenotipiche simili ed una ancor maggiore eterogeneità fenotipica per cui ad una singola mutazione genica possono corrispondere forme cliniche diverse.

Terapia.
Si possono considerare diversi approcci terapeutici alla RP nell'uomo e nei modelli animali.
La somministrazione di elevate dosi di Vit.A (oltre 25.000 U.I. al giorno) per periodi prolungati si è dimostrata efficace nel ritardare la progressione della malattia nell'uomo, ma è necessario considerare il rischio di danno epatico che ciò comporta. L'acido Docosaexanoico (DHA) ha dimostrato un benefico effetto nelle formeX-linked.
L'approccio chirurgico per l'edema maculare cistoide prevede l'iniezione intravitreale di triamcinolone acetonide (0,1 ml di sostanza allo 0,4%), mentre in casi selezionati la vitrectomia via parsplana ha dimostrato un effetto favorevole sull'edema.

Diversi tentativi sono stati fatti per trapiantare la retina e l'epitelio pigmentato. Nell'uomo si è iniettata retina fetale con il suo epitelio pigmentato nello spazio sottoretinico subfoveale,dopo tipizzazione del tessuto e controlli della istocompatibilità. Si è ottenuta la sopravvivenza del tessuto a 1 anno, senza segni di rigetto e con miglioramento della funzione visiva centrale.
Nei modelli animali hanno prevalso gli studi di terapia genica. Mediante l'iniezione nello spazio sottoretinico di "vettori genici" costituiti da Lentivirus o Adenovirus si sono ottenuti la correzione di alterazioni metaboliche dell'epitelio pigmentato retinico, il rallentamento della perdita di fotorecettori ed il mantenimento della funzionalità retinica per diversi mesi.
Inoltre l'iniezione nello spazio sottoretinico di cellule staminali autologhe derivate dal midollo osseo ha frenato al perdita di fotorecettori (soprattutto i coni).

Nel campo dei sistemi artificiali per il recupero della visione sono stati creati microchips o da impiantare nella corteccia visiva, o per stimolare il nervo ottico o da inserire a livello retinico.
Nella retina artificiale un microchip viene inserito nello spazio epiretinico e collegato ad una telecamera esterna oppure viene impiantato nello spazio sottoretinico.
I risultati di questi studi pilota indicano che la stimolazione delle retina tramite microchip produce potenziali elettrici corticali.Le occlusioni venose retiniche costituiscono un gruppo di malattie vascolari retiniche piuttosto comuni che sono in grado di determinare un severo deterioramento della funzione visiva. Mediante la medesima definizione di occlusioni venose retiniche ci si riferisce in realtà ad un gruppo eterogenee di affezioni che presentano patogenesi, aspetti clinici, decorso e complicanze diverse. In generale il danno funzionale è principalmente legato allo sviluppo di edema maculare (EM), maculopatia ischemica, o emorragie vitreali secondarie a neovascolarizzazioni retiniche o papillari.
La patogenesi dell'EM secondario ad occlusione venosa retinica dipende dagli effetti combinati di diversi fattori quali: rottura della barriera emato-retinica, aderenza vitreo-maculare e sviluppo di membrane epiretiniche.

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