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Terapia fotodinamica (PDT)
Chiara M. Eandi

La terapia fotodinamica ha rappresentato un grosso passo avanti nel trattamento dei processi neovascolari sottoretinici maculari che complicano gravemente la degenerazione maculare legata all'età, la miopia patologica ed altre forme di maculopatia. Questa terapia introdotta alla fine degli anni '90 ha allargato notevolmente le possibilità di cura per pazienti non altrimenti trattabili con il laser convenzionale. Circa il 30-40% dei casi di degenerazione maculare di tipo neovascolare trovano attualmente indicazione alla terapia fotodinamica.

La terapia fotodinamica è una tecnica minimamente invasiva che viene eseguita in ambito ambulatoriale. Impiega una sostanza fotosensibile, la verteporfina (Visudyne™). Il concetto di base è relativamente semplice e consiste nell'iniezione endovenosa del farmaco e la sua successiva attivazione da parte di una particolare emissione laser non termica. L'esecuzione richiede personale addestrato in termini di selezione del paziente, determinaziondella dose, somministrazione del farmaco e applicazione del laser. La terapia fotodinamica prevede una procedura in due fasi. Nella prima bisogna preparare la soluzione da iniettare endovena contenente l'appropriata dose, che varia a seconda del soggetto in funzione della superficie di massa corporea. L'infusione del farmaco, tramite una pompa, avviene durante un periodo di 10 minuti, seguito da 5 minuti di attesa, affinché il farmaco si accumuli selettivamente a livello della lesione sottoretinica che si vuole trattare. La seconda fase prevede l'applicazione sull'area della lesione di una luce laser di 690nm per una durata di 83 secondi.

Una caratteristica importante del Visudyne™ è la sua selettività per i neovasi della coroide che consente di agire sulla lesione neovascolare senza danneggiare la neuroretina sovrastante. In seguito all'infusione endovenosa, la sostanza si accumula selettivamente a livello delle cellule endoteliali dei neovasi. Così concentrato a livello della membrana neovascolare, il Visudyne™ è attivato dal laser a diodi. Questa attivazione porta alla formazione di radicali liberi di ossigeno che danneggiano l'endotelio dei neovasi producendo aggregazione piastrinica e formazione di trombi. Questi a loro volta occludono i vasi patologici della membrana neovascolare.

La terapia fotodinamica ha comunque dei limiti. In seguito a studi clinici randomizzati multicentrici, si è dimostrata l'utilità di questa terapia per un tipo di neovascolarizzazione coroideale che definiamo prevalentemente classico ( una neovascolarizzazione in cui più del 50% è ben evidenziata dalla fluorangiografia), e per alcuni casi di neovascolarizzazione occulta (mal evidenziate dalla fluorangiografia). Altro limite è la quasi costanza delle recidive a distanza di 3-4 mesi, che richiedono periodici trattamenti (fino a 4 all'anno per due anni), e, fattore non trascurabile, il costo elevato del farmaco.

Come riportato dallo studio TAP a due anni dall’inizio del trattamento il gruppo di pazienti che avevano ricevuto il Visudyne mostrava un beneficio statisticamente significativo rispetto al gruppo di controllo in termini di ridotta perdita visiva (< 15 lettere ETDRS) (53% gruppo con Visudyne vs. 38% gruppo di controllo). Il gruppo dei trattati ha inoltre dimostrato una stabilizzazione della sensibilità al contrasto, più lenta progressione della lesione, ridotto leakage. È stata anche messa in evidenza la sicurezza di questa procedura. Risultati sovrapponibili sono stati dimostrati dallo studio VIP nellla neovascolarizzazione coroideale associata a miopia patologica.

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